Infermieri Dirigenti? Solo sulla carta, poi rilegati dai medici alle rubriche “Lettere al Direttore”.

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Abbiamo intervistato per oggi un Dirigente Infermiere che vuole rimanere anonimo: “siete sicuri che contiamo poi così tanto? I Medici ci trattano da sottoposti e ci rilegano alle Lettere al Direttore”.

“Sono convinto che dovremo aspettare ancora molti anni fino a quando vedremo un vero riconoscimento della Professione Infermieristica da parte dei Medici. Basta girare una ad una le aziende sanitarie e quelle ospedaliere pubbliche per rendersene conto. Siamo Dirigenti con la medaglietta, ma nei fatti restiamo Infermieri a cui viene attribuito un ruolo specifico oltre cui non si può andare. Perché? Perché i Dirigenti Medici, tutti i Medici per dirla in breve, non vogliono. Hanno paura che togliamo loro spazio e le capacità ci sono, ma non le sfruttiamo”.

Sbotta così il nostro interlocutore, che parla apertamente di “una categoria infermieristica che non ha il coraggio di emergere, perché si accontenta delle briciole che le vengono concesse”.

E’ un fiume in piena R.P., Infermiere Dirigente in una nota azienda sanitaria del Centro Italia.

“Non voglio offendere nessuno dei miei colleghi, tutti bravissimi, ma non certo eccellenti. Non lo sono perché a mio avviso si sono accontentati e non si stanno più battendo per la professione nella sua totalità. Si sono accasati, ci siamo assestati. Stiamo bene. Prendiamo ottimi stipendi. Abbiamo un po’ di voce in capitolo, ma poi ci rendiamo conto che valiamo come l’asso di bastone” – aggiunge il nostro intervistato.

“Vinceremo la nostra battaglia solo quando su tutte le divise degli oltre 445.000 colleghi ci sarà la scritta Dirigente Infermiere, così come c’è sulla divisa dei Dirigenti Medici. Loro sono più bravi di noi, hanno stabilito fin da subito le regole e hanno imposto il loro modo di fare e di essere a tutti il resto del mondo sanitario. Impariamo da loro, impariamo ad essere professionisti autonomi. Lasciamo le divise di mille colori e indossiamo in camice bianco. Prendiamo esempio anche da tecnici sanitari, dai dietisti, dagli educatori professionali e da molte ostetriche. Loro si che hanno capito come ricostruire la loro immagine. A volte basta poco per farsi considerare, basta indossare una divisa da professionista, basta indossare un camice su cui si evince che siamo anche noi dei professionisti laureati, masterizzati, specializzati ed esperti. Scusate lo sfogo, ma sono arrabbiato, vedo solo pavoni impettoriti che non riescono a scendere dal loro piedistallo e che a volte si trasformano in carnefici dei propri simili quando devono decidere su assunzioni, mobilità, comandi, aspettative e cambi di mansioni. E non aggiungo altro” – chiosa R.P., che aggiunge: “sfido tutti i soloni dei miei colleghi a guardarsi allo specchio e a porsi delle domande, tra cui una ‘possibile che i giornali dei Medici devono continuare a rilegarci nelle Lettere al Direttore?’”.

Si attendono risposte. Se ci saranno ovviamente.

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