Quegli occhi te li senti addosso ogni volta che entri nella sua stanza.

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Questa volta una storia diversa. Non è una storia di memoria che va via, è una storia in cui la memoria resta…

È la storia di M.; un uomo alto, un ragazzo forte, pieno di vita e di energia… con due occhi di ghiaccio capaci di farti intimidire.

Fa l’idraulico, gli piace stare in compagnia, si diverte alle feste, gli piacciono i Negroamaro.

Adora passare il tempo libero con i suoi due figli… Unico suo pensiero fisso.

E’ il 2019. Finalmente può godersi le meritate ferie, ma qualcosa va storto.

Improvvisamente febbre alta, altissima,
e la cefalea che da circa 6 giorni sembra non volergli dare tregua…

Due anni di terapie, ricadute. Le condizioni cliniche mutano in breve tempo. Esami e nuove diagnosi….

Ma M. è un uomo forte nonostante la sua condizione attuale di fragilità.

Quegli occhi te li senti addosso ogni volta che entri nella sua stanza.

Ti seguono.

Ti studiano.

Forse era un uomo pignolo e riservato.

Lo pensi quando con un filo di voce ti chiede cortesemente di posizionarlo meglio e capisci che non stava comodo o quando durante qualche manovra (tipo l’igiene) ti chiede di coprirlo.

Le capacità motorie sono diminuite
alcune scomparse del tutto, ma l’essenza dell’uomo rimane intatta…

E tu non puoi far altro che difenderla… senza chiederti il “perché”…

L’articolo Quegli occhi te li senti addosso ogni volta che entri nella sua stanza. proviene da AssoCareNews.it – Quotidiano Sanitario Nazionale.

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