Intertrigine: dermatosi infiammatoria da sfregamento. Cause e rimedi.

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Cos’è l’intertrigine e come si gestisce? Fondamentale risulta l’intervento dell’Infermiere specialista o esperto in Wound Care.

L’intertrigine deriva dal latino intertrigo (inter=tra, terere=sfregare, trigo=sfregato). Si tratta infatti
di una vera e propria dermatosi da infiammazione molto comune e diffusa, che si verifica nelle aree
di maggior sfregamento.

Visivamente l’intertrigine si presenta sotto forma di eritema, generalmente con una forma speculare tra le pliche cutanee (Mistiaen et al. 2010) tuttavia spesso, la forma iniziale si caratterizza per l’assenza di eritema e la sola presenza di sintomi quali prurito, bruciore, dolore e sensazione di “puntura di spillo”.

La cute danneggiata può anche presentare un cattivo odore ed avere secrezioni abbondanti, presentare ragadi e fissurazioni anche molto dolorose (Kalra et al. 2014) (Muller, 2011).

Tali manifestazioni risultano particolarmente fastidiose per il paziente. Il prurito è il sintomo maggiormente lamentato dai pazienti (Nijhuis WA et al, 2012) e così come il dolore, quando intenso e persistente è una esperienza totalizzante che coinvolge l’intero vissuto, causando notti insonni e  compromettendo l’attività lavorativa e le relazioni interpersonali. Questo disturbo si manifesta più
comunemente nei paesi caratterizzati da un clima caldo umido e ne soffrono maggiormente neonati,
anziani e persone in sovrappeso od obese, uomini o donne che siano.

Nei neonati, inoltre, l’intertrigine si presenta soprattutto nelle pieghe interglutee e inguino-crurali e in questo caso l’infezione è causata oltre che dal sudore anche da feci leggermente alcaline, che infiammano il tessuto cutaneo a contatto.

Altri fattori di rischio che possono causare l’intertrigine sono:

  • pannolini (la dermatosi si individua con l’arrossamento dell’inguine);
  • calzature troppo strette indossate spesso.

L’intertrigine, quindi viene definito come:

  • un’infiammazione, della cute (dermatite);
  • un’ infiammazione delle pieghe (inguinali, ascellari, sottomammarie, addominali, interdigitali, soprattutto le dita dei piedi e retroauricolari).

Talvolta, si presenta sugli angoli della bocca a causa della stagnazione della saliva, determinando così la stomatite angolare.

Le pieghe cutanee, grandi (come quelle inguinali) o piccole (come quelle interdigitali) che siano, sono caratterizzate da un microambiente particolare. Infatti, il contatto continuo tra le superfici cutanee che definiscono le pieghe stesse, determina una costituzione fisico-chimica e microbiologica diversa da quella che si riscontra in altre aree cutanee e che costituisce di per sé un fattore di rischio per l’infiammazione.

L’ intertrigine è determinata da numerose cause come:

  • l’allergia da contatto;la dermatite atopica;
  • la dermatite irritativa.

Infezioni di tipo :

  • batteriche;
  • da funghi dermatofiti;
  • da lieviti.

Aumento del livello di colonizzazione batterica con alte cariche di:

  • stafilococchi (Staphylococcus aureus, Streptococcus epidermidis);
  • micrococchi;
  • batteri Gram negativi (Acinetobacter);
  • presenza ed eventuale proliferazione di lieviti (Candida albicans, Malassezia furfur).

Inoltre, l’intertrigine può essere espressione di diverse malattie cutanee localizzate esclusivamente, o non esclusivamente, alle pieghe, quali:

  • dermatite seborroica;
  • psoriasi;
  • idrosadenite suppurativa;
  • pemfigo;
  • pemfigoide vegetanti;
  • malattia di Darier;
  • pemfigo familiare (malattia di Haley-Haley).

Quando l’intertrigine è dovuta ad infezioni, in base al germe in causa, può essere trasmissibile per
contatto diretto.

Nella maggior parte dei casi l’intertrigine è dovuta alla proliferazione di Candida e altri germi che fanno parte della comune flora microbica cutanea, pertanto, non la si considera una malattia contagiosa. Al contrario, invece, si considera altamente contagiosa quando è causata dalla presenza dei sifilodermi vegetanti, lesioni rilevate sulla cute, multiple, a superficie erosa, espressione quindi,della sifilide secondaria.

Dopo l’anamnesi, il medico sceglie la terapia adeguata come:

  • creme antinfiammatorie;
  • antisettici;
  • antimicotici;
  • antibatterici.

La diagnosi di intertrigo è prevalentemente clinica. In caso di dubbio possono essere eseguiti alcuni esami diagnostici:

  • Esame colturale (tampone);
  • Biopsia cutanea: utile nelle presentazioni atipiche o in caso di tampone cutaneo negativo;
  • Osservazione delle lesioni alla luce di Wood: es. diagnosi differenziale della Tinea cruris e
    altre forme intertriginose vs. eritrasma (fluorescenza rosa salmone/corallo);
  • Esame microscopico diretto di squame e peli dopo macerazione con KOH. Ciò consente di
    visualizzare la presenza di ife, pseudo-ife, spore.

La prevenzione dell’intertrigo si attua attraverso la cura della cute. Black et al (2011) consigliano sia di effettuare l’igiene con prodotti a PH simile a quello cutaneo (PH 5.5) sia con salviettine a PH bilanciato come quelle che si usano per l’igiene del bambino.

L’ infermiere educa il paziente consigliando di eliminare o ridurre l’azione delle cause favorenti come:

  • il diabete;
  • la sudorazione eccessiva;
  • l’ uso di indumenti sintetici che non favoriscono la traspirazione;
  • i prodotti topici grassi scarsamente solubili in acqua che aggravano la macerazione;
  • le soluzioni alcoliche che non sono ben tollerate da una cute già infiammata.

Inoltre, lo educa:

  • Ad asciugare la zona: oltre ad essere pulite minuziosamente, le pieghe delle pelle, i solchi
    inguinali, retro-auricolari, interdigitali ecc., necessitano, infatti, di un’accurata asciugatura,
    poiché l’eventuale ristagno di acqua in queste sedi potrebbe facilitare la macerazione della
    pelle, provocandone l’ intertrigine. Occorre, pertanto, evitare la frizione.
  • Ad utilizzare la biancheria intima di cotone, allo scopo di permettere alla pelle di respirare.
    Le fibre sintetiche sono perciò sconsigliate, poiché tendono a soffocare la cute e, impedendiscono la traspirazione, favorendo il ristagno del sudore , generando arrossamento ed innescando
    quel meccanismo a catena che termina inevitabilmente con la colonizzazione batterica, generando così l’intertrigine.
  • Ad eseguire una corretta educazione alimentarre ed un regime dietetico ipoclorico e bilanciato. Nello specifico le caratteristiche fisico-chimiche e microbiologiche rilevabili nelle pieghe cutanee consistono in aumento di variabili quali:
  • temperatura;
  • umidità;
  • pH.

Si presenta inoltre, in linea generale con la comparsa di:

  • chiazze (lesioni piane);
  • placche lievemente rilevata sul piano cutaneo, arrossate (eritematose), talvolta con desquamazione e macerazione nella parte centrale.

La parte periferica delle lesioni può avere caratteristiche variabili in base alle cause della dermatite:

  • la presenza di pustole (piccole lesioni cutanee rilevate a contenuto liquido purulento) orienta verso:

1. un’infezione da Candida;
2. un’infezione/sovrainfezione batterica;
3. una psoriasi pustolosa.

  • la presenza di vescicole (piccole lesioni cutanee rilevate a contenuto liquido trasparente)
    raggruppate in chiazze orienta verso:

1. una dermatite allergica da contatto;
2. una dermatite atopica.

  • la presenza di vescicole che delimitano la periferia della lesione con disposizione lineare
    definiscono:

1. un’ infezione da funghi dermatofiti;

  • se la periferia della chiazza non presenta pustole/vescicole, ma la lesione delle pieghe è uniformemente eritematosa o color camoscio e ben delimitata, si sospetta:

1. un’eritrasma, ovvero un’infezione da Corynebacterium minutissimum.

Le complicanze dell’ intertrigo , nel caso di mancato o inefficace trattamento, posoono includere:

  • cellulite locale;
  • lesioni cutanee colonizzate/infette;
  • sepsi sistemica;
  • atrofia cutanea (in caso di prolungato utilizzo di steroidi).

Tra i rimedi naturali più efficaci contro l’intertrigine si ricordano:

  • Oleolito d’ iperico (Hypericum perforatum): promuove la cicatrizzazione delle piaghe,
    disinfetta la zona (proprietà antisettica), agisce come antibiotico naturale grazie all’iperforina
    e favorisce la riepitelizzazione.
  • Aloe vera (Aloe vera gel): particolarmente indicata per le sue proprietà riepitelizzanti e
    rinfrescati, utili per assicurare al paziente una sensazione di freschezza immediata. La
    cicatrizzazione delle ferite è favorita dalla presenza di acidi organici, vitamine e polisaccaridi.
  • Semi di pompelmo ( Citrus per paradisi ): il fitocomplesso estratto dai semi di pompelmo ,
    ricco in bioflavonoidi e in terpeni, è utile come disinfettante contro batteri e funghi.•
    Burro di Karitè( Butyrospermum parkii) o cera liquida jojoba ( Simmondsia chinensis):
    componenti basilari nella formulazione di paste protettive. Le loro proprietà eudermiche,
    elasticizzanti, riepitelizzanti e nutritive offrono moltissimi vantaggi ad una pelle irritata.
  • Amido di mais ( Zea mays L.), ossido di zinco , Riso (Oryza sativa) e avena (Avena sativa):
    specialmente indicati per le ferite che suppurano, poiché agiscono come lenitivi, astringenti e
    calmano il prurito causato dall’intertrigine (componenti base dei talchi).

Si sottolinea, l’ importanza del ruolo infermieristico nell’educazione e prevenzione. L’infermieristica
italiana nel corso degli anni ha subito un profondo cambiamento normativo e formativo, frutto di
sfide coraggiose, che ha consentito l’interruzione di quel rapporto di ausiliarietà nei confronti di altri
professionisti della salute, permettendo all’infermiere di affermarsi all’interno dell’equipe multi-
professionale e multidisciplinare con una propria autonomia e responsabilità.

Pietra miliare di questo percorso è senza dubbio la L. 42 del 1999 recante la definizione di “professione sanitaria”, che abolisce definitivamente il carattere di ausiliarietà insieme all’abrogazione del famigerato Mansionario previsto dal D.P.R 225 del 1974. L’evoluzione dell’assistenza, l’affermazione della tanto agognata autonomia professionale, il riconoscimento della centralità della persona nel percorso di cura hanno permesso all’infermiere di sviluppare un ragionamento diagnostico, con il quale identifica i bisogni di salute della persona, formulando le diagnosi infermieristiche e i relativi obiettivi, e prevedendo un percorso di risoluzione in cui agisce nella veste di “esecutore” di procedure ed interventi infermieristici e in quella di “collaboratore” con gli altri membri dell’equipè.

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