La vita di Maria Peron, infermiera partigiana

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La vita di Maria Peron, infermiera partigiana

“Poco dopo l’8 settembre 1943 avevo già fatto la mia scelta: stare dalla parte dei più deboli”. La storia dell’infermiera Maria Peron, ai tempi della Resistenza, unisce l’eroismo alla passione per il proprio lavoro.

Maria era stata assunta a Milano all’Ospedale Maggiore di Niguarda alle dipendenze del primario chirurgo in sala operatoria. Nel suo racconto, risalente a una comunicazione radio del 1945, riportata da “il Popolo Cattolico”, Maria ricordava che i primi a cui non potè rifiutare il suo aiuto erano ebrei, “mi trovai a far parte di un’organizzazione clandestina che si incaricava di salvare gli ebrei che, come falsi malati, venivano fatti ricoverare a Niguarda e di lì, attraverso la nostra organizzzione, accompagnati in Svizzera”.

Poi, passò ad aiutare i politici e i detenuti nel carcere di San Vittore che venivano ricoverati in ospedale e poi passavano alla resistenza partigiana, assieme ad altri medici e infermieri dell’ospedale.

Il 5 maggio del ’44, poi, Maria venne scoperta e fuggì calandosi da una finestra dell’ospedale. Scappò in val d’Ossolo e si unì alla formazione garibaldina “Val Grande Martire”.

Lì, da donne forte e infermiera esemplare, creò un punto di pronto soccorso e ad aiutare i partigiani che ne avevano bisogno. Durante i rastrellamenti, portò in salvo molti uomoni e non fece mai mancare l’aiuto ai feriti, anche quelli nazisti catturati. Sulla sua divisa improvvisata cucì una croce rossa e decise di non impugnare mai un’arma. Le sue mani sono state mani di curatrice, non avrebbero mai potuto ferire.

Per la sua eroica attività le venne attribuito il grado di Medico di Brigata.

L’articolo La vita di Maria Peron, infermiera partigiana scritto da Cristiana Toscano è online su Nurse Times.

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