Tumore della tiroide, termoablazione entra nelle linee guida sui trattamenti mininvasivi

Tumore della tiroide: termoablazione nelle linee guida sui trattamenti mininvasivi

Una nuova opzione di cura che può permettere di evitare il ricorso alla chirurgia.

La termoablazione guidata dall’imaging, tecnica innovativa sperimentata all’Istituto Europeo di Oncologia, entra a far parte delle linee guida sui trattamenti mininvasivi nei pazienti con tumore iniziale alla tiroide, appena pubblicate sulla rivista European Thyroid Journal. Grazie a questo riconoscimento da parte della comunità scientifica europea, la termoablazione diventa una nuova opzione di cura, che offre ai pazienti candidabili la possibilità di essere trattati in maniera mininvasiva, evitando la chirurgia.

“Il documento delle linee guida rappresenta una pietra miliare per la diffusione dei trattamenti mini-invasivi nel trattamento dei pazienti con tumore della tiroide, oltre a essere un grande riconoscimento per il nostro Paese e per l’Istituto Europeo di Oncologia, ancora una volta leader nel mondo nel campo della ricerca sui trattamenti mini-invasivi in ambito oncologico”, dichiara Giovanni Mauri, radiologo della Divisione di Radiologia interventistica IEO, ricercatore dell’Università degli Studi di Milano e primo autore del lavoro.

Mauri è stato tra i primi ad applicare questo tipo di trattamento nei pazienti affetti da tumore della tiroide, e per la sua esperienza è stato chiamato dalla European Thyroid Association (ETA) e dalla Cardiovascular and Interventional Society of Europe (CIRSE) a coordinare un gruppo di esperti europei per la stesura delle prime linee guida sui trattamenti mininvasivi nei pazienti con tumore della tiroide.

Quando il tumore della tiroide, in particolare se di tipo papillare, è di piccole dimensioni (inferiore al centimetro) e confinato alla tiroide, viene definito microcarcinoma. Questo tipo di tumore ha una bassa aggressività e può presentare un’evoluzione estremamente lenta, tanto che alcuni autori consigliano di applicare una strategia attendista di stretto monitoraggio evolutivo, con la finalità di evitare ai pazienti l’invasività di un intervento chirurgico.

In questi casi la termoablazione consente di evitare la chirurgia, offrendo un trattamento di pari efficacia oncologica. Questi trattamenti possono poi essere applicati anche in caso di tumori di maggiori dimensioni, o alle metastasi linfonodali da tumore della tiroide, quando la chirurgia risulti non fattibile o troppo rischiosa. Per i pazienti con tumore della tiroide, anche in stadio metastatico, aumentano così le possibilità di ricevere un trattamento efficace.

La termoablazione consiste nell’inserimento sotto guida imaging (ecografica, o TC) nel contesto del tumore uno speciale ago estremamente sottile che, mediante l’erogazione di energia termica, consente di distruggere il tumore, preservando il tessuto sano circostante. La procedura viene applicata da tempo nel trattamento di diversi tipi di tumore (fegato, rene, polmone), ma solo recentemente sono stati sviluppati dispositivi da termoablazione specifici per il collo.

“IEO è stato il pioniere della radiologia interventistica oncologica in Italia, creando nel 2015 la prima Divisione clinica dedicata alla disciplina, che oggi è considerata il quarto pilastro della lotta al cancro, insieme a chirurgia, oncologia medica e radioterapia – conclude Mauri –. La Divisione, creata e diretta da Franco Orsi, è leader in Italia ed in Europa per volume e complessità degli interventi, l’elevato livello delle tecnologie disponibili e l’attività di ricerca”.

Redazione Nurse Times

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