Tiziano, Paziente: “a volte cari Infermieri un bagno di umiltà vi farebbe crescere professionalmente”.

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Tiziano, passato dal fare l’Ingegnere ad essere un Disabile psichico, dispensa consigli agli Infermieri: “provate a fare un bagno di umiltà e se vi capita non disprezzate il lavoro dell’OSS”.

Carissimo Direttore,

carissimi Infermieri, é duro essere umili, ed adesso che ci sono gli OSS che fanno il lavoro che facevano gli infermieri della vecchia guardia di una 30 di anni fa, é ancora più dura. Voi siete laureati caspita, non vi potete abbassare a fare il lavoro di un OSS, che é di un livello inferiore al vostro, voi siete degli intellettuali della medicina ed il lavoro manuale non é più degno di voi. Giusto? Vi capisco perfettamente.

È dura essere umili ripeto. Qualche giorno fa era San Francesco, il Santo Patrono d’Italia, che ha dedicato parte della sua vita agli ultimi, ai lebbrosi, agli scartati della società, ai malati. Certo ma gli infermieri sono laureati, non sono mica dei Santi, che si devono dedicare ai malati ed ai lebbrosi, per questo hanno istituito gli OSS, per fare il lavoro sporco dell’igiene della persona.

Nel 2013 mio padre ha avuto un incidente sul lavoro ed é finito intubato e privo di conoscenza in rianimazione. Mi ricordo l’infermiere che lo assisteva. Mi sembrava di vedere un idraulico con uno sturalavandini che con foga sturava l’esofago del mio povero papà. Cari infermieri oltre ad essere difficile l’umiltà é difficile essere empatici pure, caratteristica che deve avere ogni lavoratore che ha a che fare con le persone, e quindi anche l’infermiere. Ma nonostante tutto vi capisco perfettamente.

L’umiltà non é per tutti. Io ero un ingegnere elettronico e lavoravo in una ditta come unico ingegnere, per 4000 euro al mese in fattura, facendo 5 giorni di ferie all’anno. A causa di un episodio accaduto in Francia nel 2004 in un albergo dove qualcuno ha tentato di notte di entrare nella mia camera, sono stato assalito dalla paura, che qualcuno volesse farmi del male, e sono tornato in Italia il giorno dopo.

La paura mi é rimasta 3 mesi, poi la mia mente ha elaborato da sola il tutto e sono tornato come prima. E qui é iniziato il calvario. Il medico di famiglia ha voluto che facessi dei colloqui con lui, e poi mi ha indirizzato verso il primo psichiatra che ha iniziato la terapia farmacologica con un psicofarmaco.

Il professionista durante il colloquio mi diceva: come va? Bene. Quanto farmaco prende? 20 gocce. Bene continui così, ci vediamo la prossima volta. Sono 80 euro. Grazie.. Io naturalmente uscivo imbestialito per essere costretto ad andare da un simile professionista,e sentirmi dire questo. Ho saltato un appuntamento per dimenticanza, e la volta successiva mi ha apertamente rimproverato dicendo che aveva molti appuntamenti a che non poteva permettersi di saltarne alcuno. Così me ne sono andato definitivamente.

Il medico di famiglia mi ha costretto contro voglia ad andare da altri psichiatri. Il successivo psichiatra mi fissava un appuntamento. Io telefonavo prima di partire da lavoro, ed arrivato sul posto, lo psichiatra era già andato via. Giusto per rispetto nei miei confronti. Ne ho passati altri finché sono andato dall’ultimo.

Gli ho spiegato per l’ennesima volta cosa era successo e lui mi ha detto: tu stai male.. Ed io no adesso sto bene. Lui: no tu stai male hai bisogno di questo psicofarmaco. Io: no non prendo più psicofarmaci. E me ne sono andato e non ho preso psicofarmaci. Lo psichiatra avendo saputo che non ho preso lo psicofarmaco é venuto una sera a casa mia e mi ha invitato ad andare in ospedale per un controllo. Giunto in ospedale contro la mia volontà, sono stato trattenuto in psichiatria per un mese, senza che qualcuno mi visitasse.

Hanno iniziato la terapia farmacologica contro la mia volontà non potendo uscire da lì. Naturalmente ho perso dopo un mese di psichiatria il lavoro, ed ho dovuto entrare nel mondo dei disabili psichici.

Da ingegnere a disabile psichico. Ho trovato lavoro come disabile psichico in una cooperativa sociale unico laureato ma questa volta disabile psichico. Questo lavoro ottenuto tramite i servizi sociali é durato 2 anni. Di umiliazioni, mi sentivo sempre un ingegnere ma venivo considerato come un disabile psichico e date le mie capacità mi facevano fare cose che anche loro non riuscivano a fare. Ho lavorato per 400 euro al mese per 6 ore al giorno ma dopo le sei ore facevo anche l’autista per il trasporto disabili e segreteria per corsi OSS fino a tarda serata. Da 400 sono passato a 650 euro al mese, e la cooperativa prendeva dallo stato 400 euro perché ero assunto come disabile. L’ultimo giorno di contratto dovevo iniziare un altro trasporto disabili ma per un disguido non mi sono recato in tempo all’appuntamento e tornato in sede sono stato rimproverato apertamente dalla presidente e così essendo l’ultimo giorno me ne sono andato. Tornato a casa e riposandomi perché avevo bisogno di riposo dopo 2 notti insonni, mi sono visto arrivare il medico di famiglia e poi l’ambulanza i cui operatori mi hanno trascinato con la forza ed ancora in ciabatte sull’ambulanza e quindi in psichiatria. Giunto in ospedale come medico di guardia ho trovato lo psichiatra che mi aveva ricoverato la prima volta e sono stato assalito da una rabbia per quello che ho subito causa sua che ho animatamente discusso con lui e gli infermieri. Così lui ha disposto il trattamento sanitario obbligatorio.

Quattro imfermieri mi hanno legato mani e piedi al letto di costrizione. Iniettato qualcosa con una siringa e tenuto legato fino alla mattina. Non vi dico la sensazione che ho provato. Più tiravo le corde e più le corde mi facevano male ai polsi ed alle caviglie. Così ho allentato la morsa e sono riuscito a dormire in una posizione da tortura.

Sono rimasto un mese in psichiatria e dopo costretto questa volta a fare una iniezione di psicofarmaci una volta al mese e sorbire i colloqui degli psichiatri senza battere ciglio, non potendomi più opporre. Ho passato altri psichiatri e chi per pensione, chi per gravidanza, è chi per turnover ho dovuto raccontare dall’inizio l’episodio in Francia, e sorbirmi la terapia farmacologica alla quale sono sempre stato contrario. Sia all’uso di droghe che di psicofarmaci che agiscono sul sistema nervoso danneggiando.

Sono passati 18 anni dal 2004. Come 18 anni di prigione. Ed ancora adesso sono qui a digerire le diagnosi degli psichiatri di depressione per il medico di famiglia, di demenza senile precoce per un’altro, di episodio parainoideo per un’altro ancora, e per l’ultimo che avalla le diagnosi dei precedenti 10 psichiatri che si sono succeduti in 18 anni.

Ed ancora adesso continua il calvario e a giudicare dalla volontà degli psichiatri, mi hanno dato l’ergastolo farmacologico, per il beneplacito delle case farmaceutiche che guadagnavano 160 euro per una scatola di pastiglie di psicofarmaco che ero costretto a prendere.

Sono passati 18 anni. 18 anni in cui da ingegnere sono stato declassato a disabile psichico. 18 anni di umiltà sentendosi come l’ultimo degli ultimi dopo gli anni di sacrificio fatti studiando all’università anche di domenica rinunciando alle uscite ed ai divertimenti con gli amici. Ma posso dire di capire come si sentono le persone disabili e le umiliazioni che devono subire dalle persone normodotate.

A volte un bagno di umiltà fa bene a chiunque per smettere di lamentarsi e fare il proprio lavoro al meglio delle proprie possibilità, trattando gli altri con cura e rispetto, soprattutto se sono gli ultimi di questa società..

Ps: per la cronaca adesso guadagno 100 euro al mese fatturati e faccio fatica ad averli dopo 3 mesi che ne aspetto 300. E’ che a 50 anni ormai si fa fatica a trovare un lavoro anche essendo disposti a fare lavori umili. Per questo posso capire pure gli Infermieri che si sentono umiliati a fare il lavoro dell’OSS per una notte. Ma a volte un bagno di umiltà farebbe bene a chiunque.

Grazie.

Tiziano Salvagno, da Ingegnere a Disabile psichico

L’articolo Tiziano, Paziente: “a volte cari Infermieri un bagno di umiltà vi farebbe crescere professionalmente”. proviene da AssoCareNews.it – Quotidiano Sanitario Nazionale.

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