Infermiere, sindacalista e free-vax. Palladino si scaglia contro le vaccinazioni obbligatorie anti-Covid: non siamo cavie.

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Enzo Palladino, oltre ad essere un sindacalista ed un Infermiere è anche di fatto un no-vax, anche se lui si definisce free-vax. Si è scagliato di recente contro la vaccinazione obbligatoria contro il Covid: “non siamo cavie”.

Enzo Palladino rappresenta a livello regionale il sindacato Lavoratori Indipendenti della Salute (LAISA) e fa l’Infermiere presso l’Ospedale “Torrette” di Ancona. Lui si definisce un free-vax, ma in realtà è un no-vax, convinto che non si possa e non si debba obbligare i colleghi e la popolazione a vaccinarsi contro il Covid.

Palladino ha sfidato pubblicamente il direttore generale Michele Caporossi sul tema dei vaccini obbligatori per i professionisti sanitari e socio-sanitari: “vorrei fargli delle domande, chiedergli alcune cose invece di sentirlo mettere i cittadini contro gente che ha ‘dato il sedere’. Ci chiama irresponsabili ? Non direi, stiamo parlando di 4 vaccini in fase sperimentale, non lo dico io ma i documenti. Chi si vaccina è una cavia, a Caporossi sfugge un dettaglio, e cioè che gli operatori vaccinati possono a loro volta contagiare. Ha citato le sospensioni di Pordenone, ma ha dimenticato di dire che in Liguria 400 dipendenti non vaccinati sono andati dal Tar e quel Tribunale ha sospeso il provvedimento disciplinare fino a ottobre”.

Il LAISA asserisce che non sono 40 i dipendenti non vaccinati, bensì almeno un centinaio. Tra questi Infermieri, OSS, Professioni Sanitarie e anche Medici.

Di fronte alla minaccia di sospensione dal lavoro in molti starebbero cedendo alla vaccinazione obbligatoria secondo Palladino, che ribadisce che non è possibile imporre un trattamento sanitario in Italia.

Palladino poi ricorda che “come sindacato abbiamo chiesto informazioni per sapere quali nominativi sono stati inviati alla Regione, perché tra i dipendenti c’è una fetta di personale che non è destinatario della normativa. Penso agli amministrativi o ai tecnici, che in teoria non dovrebbero essere vaccinati per forza. Vogliamo essere sicuri che l’azienda non abbia mandato più nominativi del dovuto, perché so per certo che arrivano inviti alla vaccinazione anche a persone non destinatarie di questa norma. Se così fosse, ci sarebbe stata una trasmissione di dati illegittima, in violazione delle norme sui dati personali e sensibili”.

E non è tutto. L’infermiere e sindacalista conclude dicendo che “il rischio di sospensione con la privazione della retribuzione è previsto come estrema ratio; c’è chi ha rischiato di portare il virus a casa, è stato chiamato ‘eroe’, e dopo 7 mesi è trattato peggio di chi non ha mai lavorato e prende il reddito di cittadinanza. Perché non retribuire? Va bene, allontanami pure se non devo stare a contatto con i pazienti, ma almeno dammi il sostentamento. Allontanare i medici è comunque un ricatto agli operatori sanitari, ma il danno lo si fa ai pazienti. Ogni medico che manca può paralizzare un ospedale, figuriamoci cosa accadrebbe se a Torrette ne dovessero mancare 100”.

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