Infermieri nelle RSA di notte? Non servono, bastano gli OSS. Aziende sotto accusa.

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E caos nelle Residenze Sanitarie Assistenziali. Sempre più OSS costretti a fare gli Infermieri di notte. Tanto non servono! Aziende finiscono sotto accusa.

Le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) sono diventate sempre più delle medicine a lungodegenza e la complessità assistenziale è mutata. Da lieve è diventata grave. Eppure non la pensano così le dirigenze di diverse strutture di ricovero, sia pubbliche, sia private.

Accade spesso, infatti, di imbattersi in RSA o RSSA o case di riposo (anche gestite da Enti pubblici quali Aziende sanitarie locali e Aziende servizi alla persona) dove di notte vi sono in turno solo Operatori Socio Sanitari. Lo si fa per risparmiare e, con la scusante che mancano gli Infermieri, anche per attribuire agli OSS competenze sanitarie in maniera coatta. Tutto ciò a completo rischio degli utenti, che non sono gestiti più da Professionisti Sanitari, ma da tecnici costretti a prendersi responsabilità non consone.

Il Profilo dell’OSS parla chiaro, l’operatore può gestire l’assistenza in autonomia solo in determinati ambiti, per il resto fa da supporto all’Infermiere.

Oggi è quasi impossibile trovare Infermieri di notte nelle RSA o luoghi assistenziali similari. Effettivamente mancano i professionisti sanitari, scappati in massa verso le Aziende sanitarie locali, i Policlinici e le Aziende ospedaliero-universitarie durante la Pandemia Covid. Ma è pur vero che organizzando il lavoro in maniera differente e meno demansionante si potrebbe convincere tanti colleghi a ritornare sui loro passi e a mettersi a disposizione delle residenze sanitarie pubbliche e private. E’ il gatto che si morde la coda. La direzioni di queste strutture per anni hanno maltrattato gli Infermieri, che alla prima occasione sono scappati via a gambe levate. Ora non sono disposti di fatto a ritornare sui propri passi e quindi continuano ad asserire che “tanto l’OSS può benissimo sostituire un Infermiere di giorno come di notte”.

Purtroppo per loro non è così e sono sempre di più gli Operatori Socio Sanitari che, presa consapevolezza dei rischi che corrono, oggi chiedono maggiori garanzie sul lavoro. Tantissimi sono quelli che si stanno rifiutando di compiere procedure sanitarie sui Pazienti, che di notte spesso sono indispensabili per la sopravvivenza degli stessi. Vedi gestione PEG, SNG, medicazioni avanzate, accessi venosi periferici, accessi venosi centrali ed altro. Ciò senza parlare dell’emergenza durante cui gli OSS possono solo allertare i servizi 118-112.

E ora ci sono Enti regionali, tra cui la Toscana, il Lazio e la Puglia, che stanno pensando di mandare i propri Infermieri nelle RSA per tappare i buchi. E pensano di farlo utilizzando le graduatorie concorsuali. Insomma, si resta dipendenti pubblici, ma si può finire anche a lavora in RSA private. Ciò in barba alla crescita professionale e alle scelte di carriera di chi ha vinto legittimamente un pubblico concorso.

I soliti casini all’Italiana!

Leggi anche:

Profilo Professionale dell’OSS. Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2001. Ambiti di lavoro e competenze.

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